Le mani di merda

Mia madre, persona educata e gentile con tutti, in certi frangenti soleva punzecchiarmi per una di quelle caratteristiche tipiche delle persone disordinate e distratte. 

Mi spiego meglio: a me cade tutto dalle mani.

Certo il fatto che io tenga contemporaneamente cose diverse in mano, fa sì che inevitabilmente qualche oggetto sfugga al controllo rovinando per casa.

Una caratteristica che, in maniera più blanda, coinvolgeva anche mia sorella, ma che vedeva me protagonista assoluto di quel: “cavolo Daniele: hai proprio le mani di merda”.

Il fatto che, magari, le stesse cose cascassero anche dalle mani di mia sorella cambiava di poco, ma le mani di mia sorella al massimo erano di lavanda, di margherita o di panna. 

Le mie no. 

Erano di merda.

Ora vi parrà che io viva questo ricordo come un trauma infantile: in realtà non è così. 

Perchè quella frase veniva detta sempre con estremo affetto e dolcezza.

Il fatto è che avevo davvero le mani di merda!

Mani che tuttora, a volte, non trattengono il contenuto con cui le carico o sovraccarico.

Mi casca di tutto: telefono, panni, cucchiai, chiavi, insomma: qualsiasi oggetto sia fragile  o estremamente rumoroso nel contatto col pavimento.

Ci sono mattine che leggo l’andamento della giornata attraverso la visione di ciò che mi cade dalle mani. 

Più cose cascano, peggiore sarà la giornata.

Meno cose rovinano per terra, la giornata sarà più rosea.

La divinazione del futuro attraverso ciò che cade dalle mie mani… dimmerda.

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