Non sempre il fiume scorre placido



Un fiume in piena spaventa perché gorghi, velocità e potenza dell’acqua mostrano tutta la forza e la rabbia che  un corso d’acqua può avere.

La pioggia fa innalzare il livello e a volte un argine cede e centinaia di campi, di luoghi, di abitazioni, vengono invase dal fango e dai detriti.

Per noi che viviamo la modernità, un fiume che rompe un argine, stupisce perché abbiamo poca memoria di ciò che un torrente o un corso d’acqua possono fare, ma i nostri nonni ricordano bene le numerose esondazioni.

Era così in passato, ne racconta Guareschi in alcuni racconti dedicati a Don Camillo.

“Il Fiume scorreva placido” iniziava.

Quel fiume nella sua calma placida raccoglieva storie di un popolo, ascoltava i lamenti dei pescatori, offriva refrigerio nella stagione estiva, ed era (oggi come allora) fonte per le reti idriche cittadine.

E in tutto questo c’è tanta poesia, perché un fiume, quando è calmo, resta lì a guardare e a vivere della sua natura, fatta di pesci, piccoli buratelli, gamberetti, canneti, alberi le cui radici prendono vita dall’acqua. Possono passare giorni senza che nemmeno si noti l’acqua che scorre e come diceva il grande autore “in quel momento il fiume ascolta placido ciò che la povera gente gli confida” perché non c’è nulla che tenga un segreto meglio di un fiume. Corsi d’acqua che a volte aprono le braccia a disperati, accogliendoli ed accompagnandoli al mare o adagiandoli all’ombra di un rovo perché quel disperato possa trovare pace. I fiumi sono sensibili e se ne hanno a male quando piove intensamente e sono costretti ad ingrossarsi ed esondare. Lo fanno mal volentieri perché capiscono il disagio di chi vive e di chi lavora le terre, comprende che la sua forza brutale diviene distruttiva, ma appena può si rasserena e torna a scorrere tra gli argini.

Certo lo fa lasciando danni incalcolabili nelle zone abitate, ma nel contempo regala fertilità alle terre.

“Maledetti fiumi” sento già dire e me ne dispiaccio, perché in quel fiume non sono solo raccolte le storie di mille paesi e di mille persone, ma è contenuto proprio il seme della vita.

Se oggi i fiumi hanno dato segno della loro presenza, è anche per ricordarci che dobbiamo loro la vita e che dobbiamo concedere loro quello stesso rispetto (se mai ne avessimo davvero) che riserviamo agli amici e ai nostri cari.

Vogliate dunque scusarlo per il suo sfogo e per il suo capriccio e cercare di perdonarlo se ha allagato la vostra casa e quando avrete rimesso a posto, ricostruito, sistemato e il fiume tornerà a scorrere placido, andate sull’argine, osservate lo scorrere dell’acqua e magari gettate un fiore, anche solo una margheritina di campo, io so che il fiume l’apprezzerà e tornerà ad ascoltare le vostre storie e a custodire i vostri segreti.

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