La crisi di mezza età

Ricordo un film: “scappo dalla città” dove il protagonista (un Billy Crystal in gran forma), decide di combattere la “depressione dei cinquant’anni” partendo per un viaggio in mezzo alle praterie americane. Nel film, il protagonista, inseguendo una mandria, ritrova i valori e il piacere per la vita e salva pure un vitello. 

Devo essere stato fortunato, a me la crisi dei cinquant’anni non è arrivata, o meglio: è arrivata, ma in ritardo, come un normale treno delle italiche ferrovie statali o come le bollette o quelle vecchie lettere vergate a mano e consegnate alla posta. 

Dimenticavo: non ho salvato vitelli, ma ho adottato cani.

In pratica: la mia crisi dei cinquant’anni è arrivata con dieci anni di ritardo.

Cosa sono dieci anni di ritardo: in fondo si sa, i maschi italiani sono immaturi dunque il ritardo di un decennio non deve stupire.

Cosa faccia scattare la crisi di mezza età nella testa di un “sessacinquantenne”,  non è dato saperlo.

Forse a creare disagio è l’ormone in ribasso, come le borse europee, e si sa che la circolazione sanguigna ad una certa età porta un pochino di sangue in più al cervello e tende ad  alimentare meno occulte protuberanze atte alla riproduzione.

Ma tanto che vuoi riprodurre che non c’è nemmeno la forza di passare uno straccio per casa.

Oppure la paura di confondere un orgasmo con un infarto chissà…

Ma la crisi, più probabilmente (e per i single in particolar modo) è dovuta alla quasi certezza che i vicini (dopo essersi chiesti per mesi cosa sia quel tanfo provenire dall’appartamento del primo piano e che quell’inquilino che tra l’altro non paga le

spese condominiali e non si fa vedere da tempo, è ora che faccia tacere il latrare dei suoi cani che sono mesi che ululano 24 su 24… comunque sarà ora di chiamare l’amministratore perché c’è davvero un fetore mortale!), ritrovino finalmente il cadavere mummificato di ciò che era un “brillante” personaggio che non faceva mai male a nessuno e che era disponibile con tutti e che tutti nel palazzo gli volevano bene (come dichiarato ai cronisti di rete 4 che saranno presenti al macabro ritrovamento).

C’è la consapevolezza che se prima si è passata la vita a discutere con una moglie, che poi ha cambiato indirizzo e preso un marito migliore, ora si dovrà discutere con una badante che urla nelle orecchie “mangia semolino vecchio colionito, si tu non piace cibo che io prepara, fa come uomo che non piace minestra: salta dalla finestra e fine”.

Ecco perché peggioriamo, ecco perché giunti a questo punto, la nostra psiche prende strade pericolose e scoscese (perché di scosciato ora non vediamo nemmeno più nulla).

Abbiamo le voglie di sempre, ma di “sempre” non abbiamo nemmeno il ricordo e ci perdiamo nella nebbia fino a dimenticare, cosa che già facevamo con anniversari importanti, nomi e compleanni… anche i nostri.

Diventiamo intolleranti perché la musica di questi giovani è solo rumore, perché non fanno più i bei film di una volta, perché le nostre coetanee ora hanno i toy boy e manco ci guardano di striscio e forse non ci resta che l’oblio.

Non resta nemmeno la certezza di essere un “buon partito”, che ormai anche la politica ha buttato tutto in caciara e il buon partito bisogna vedere da che parte sta. 

Per fortuna, ci resta l’ottimismo: quello che ci fa sempre sperare di cavarcela qualunque cosa si faccia o qualunque strada si decida di percorrere e se c’è un tunnel, tranquilli: seguite la strada perché c’è sempre una luce di speranza in fondo alla galleria e, come nei cartoni animati, è un treno che passa su un binario morto con soli dieci anni di ritardo.

Buona crisi di mezza età a tutti.

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